L’archivio di tutti

Come eravamo quando la nostra vita quotidiana non era ossessivamente punteggiata dei “selfie”? Quando la fotografia poteva venire “mossa”, “sfocata”, oppure, nella foto di famiglia, un’inquadratura mal calibrata tagliava fuori proprio lo “zio d’America”?

Effettivamente, una volta, per conservare la memoria delle nostre cerimonie quotidiane – i matrimoni, i battesimi, le vacanze, o anche le prime foto della nuova città dove ci si trasferiva in cerca di lavoro – ci voleva un po’ di perizia tecnica, come per la fotografia, o magari qualche sacrificio economico, come per il cinema in Super 8. In genere, il risultato però valeva la pena.
Le tracce di memoria quotidiana di un tempo erano infatti costruite per durare, per essere viste nelle riunioni familiari, al limite per essere commentate tra amici come le diapositive di viaggio. Non certo per essere lanciate – e talvolta affogate – nelle onde del web.

Ma questi documenti della nostra storia quotidiana recente – le immagini dei nostri genitori, dei nostri nonni – sono spesso difficili da conservare. Le fotografie si dimenticano in fondo ai cassetti, i film non si proiettano più perché nel frattempo le tecnologie sono evolute. E invece le nostre cronache quotidiane meritano di essere conservate. Perché, con il trascorrere dei decenni, le immagini dei riti familiari e di gruppo – un tempo create per la continuità degli affetti e delle relazioni, diventano testimonianza dell’evoluzione di un’intera comunità, cioè diventano “storia”.

I cittadini che vorranno collaborare alla creazione di questo grande archivio popolare, consegneranno i loro vecchi film di famiglia all’Archivio Nazionale Cinema Impresa o nei centri di raccolta attivi nelle città piemontesi.

Il materiale verrà riversato gratuitamente e ne sarà restituita una copia in versione digitale ai legittimi proprietari.